Il Ministero dell’Economia torna a considerare una nuova finestra per i contribuenti decaduti dalla rottamazione-quater.
A sorpresa, il MEF rimette in movimento il fronte dei decaduti dalla quater. La vecchia rottamazione torna così al centro del confronto fiscale. Il segnale arriva dal MEF, che oggi dice di non considerare chiusa la partita e rimette sul tavolo la possibilità, considerata ormai morta e sepolta, di una nuova riapertura dei termini per chi ha perso il beneficio della definizione agevolata per il mancato pagamento delle rate.
La posizione è stata espressa il 15 aprile dalla sottosegretaria Lucia Albano in Commissione Finanze della Camera: eventuali nuove misure, ha detto, possono essere prese in considerazione, ma solo in presenza delle necessarie risorse. Non si tratta quindi di una dichiarazione informale o di una semplice indiscrezione politica, per quanto non venga annunciato nessun intervento immediato e soprattutto si resti su un piano possibilistico, visto che, al momento, i soldi non ci sono.
Cosa dice oggi la legge
Sul piano normativo, la cornice resta quella fissata dalla legge n. 197 del 2022, che ai commi da 231 a 252 dell’articolo 1 ha introdotto la rottamazione-quater. La definizione agevolata consente di chiudere i carichi affidati alla riscossione dal 1° gennaio 2000 al 30 giugno 2022 pagando il capitale e le somme dovute a titolo di rimborso spese, senza sanzioni e senza gli interessi iscritti a ruolo.
Il punto critico è la decadenza. La disciplina prevede che il mancato, insufficiente o tardivo versamento delle rate determini la perdita dei benefici, con 5 giorni di tolleranza previsti dalla legge. In quel caso, i versamenti eseguiti restano acquisiti a titolo di acconto sul debito residuo e il contribuente esce dalla definizione agevolata. È questa rigidità che rende centrale il tema di una nuova riapertura: senza una norma specifica, chi è decaduto resta fuori.
Il precedente del 2025
Va detto che questo dossier è tornato a muoversi anche perché esiste già un precedente. L’Agenzia delle entrate-Riscossione ricorda che la legge n. 15 del 2025, di conversione del decreto-legge n. 202 del 2024, ha introdotto una riammissione alla rottamazione-quater per i contribuenti decaduti entro il 31 dicembre 2024.
Non si trattava allora di una riapertura permanente, ma di una finestra straordinaria e delimitata, con condizioni e scadenze precise. Precedente che fa pensare che, se e quando il Governo troverà le coperture, la misura si potrà davvero valutare.
Gli effetti di una quater “bis”
La rottamazione-quater ha mostrato risultati inferiori alle attese e questo ha rafforzato l’idea di una nuova finestra per recuperare almeno una parte dei contribuenti usciti dal piano. Da questo punto di vista, una riapertura non sarebbe solo una misura di alleggerimento, ma anche un tentativo di trasformare posizioni ormai deteriorate in incassi effettivi.
Ma se è vero che ogni riapertura migliora potenzialmente il gettito di breve periodo, è vero anche che può indebolire la disciplina del sistema, perché alimenta l’aspettativa che, in caso di inadempimento, una nuova chance possa arrivare più avanti. È un equilibrio delicatissimo.
Per ora, sul piano operativo, non cambia nulla. Si può certamente dire che il MEF ha riaperto la discussione ma non ancora che i decaduti potranno rientrare. Resta invece pienamente valido il quadro delle regole oggi in vigore e della riammissione già disciplinata dalla legge del 2025 per i casi espressamente previsti. Tutto questo mentre, tra pochi giorni, e cioè il 30 di aprile, si chiuderà la finestra per le domande della quinquies.
Il commento
I componenti del gruppo FdI della Commissione che hanno presentato un’interrogazione nel corso del question time hanno espresso “viva soddisfazione per l’apertura manifestata in commissione Finanze dal ministero dell’Economia, nella persona del sottosegretario Albano, in merito alla possibilità di riaprire i termini della rottamazione quater per quei contribuenti che, pur avendo aderito alla definizione agevolata, sono decaduti dal beneficio per il mancato pagamento delle rate entro le scadenze previste”.
Questa ipotesi, precisano, sarà valutata alla luce delle necessarie disponibilità finanziarie. “Si tratta di uno spiraglio importante he lascia ben sperare quanti, pur volendo regolarizzare la propria posizione con l’Agenzia della Riscossione, non sono riusciti a rispettare le scadenze a causa di temporanee difficoltà economiche, senza per questo compromettere l’equilibrio dei conti pubblici. Questa iniziativa rappresenterebbe un’ulteriore conferma del nuovo rapporto tra Fisco e cittadini onesti, che ha ispirato la riforma fiscale del Governo Meloni e, in particolare, l’azione del viceministro Leo”. Staremo a vedere.
